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Cosa non mi piace dell'inno italiano o inno di Mameli

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Cosa non mi piace dell'inno italiano o inno di Mameli

Messaggio da leggereda Alcom » venerdì 4 novembre 2016, 17:56

Fratelli d'Italia
L'Italia s'è desta,
Dell'elmo di Scipio
S'è cinta la testa.
Dov'è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un'unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l'ora suonò.
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci,
l'Unione, e l'amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Dall'Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn'uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d'Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d'ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l'Aquila d'Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d'Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò


Quello riportato sopra è evidentemente l'inno italiano o inno di Mameli anche noto come canto degli italiani.

Fu scritto nell'autunno del 1847 dall'allora ventenne studente e patriota genovese Goffredo Mameli. Poco dopo a Torino fu creata la musica da un altro genovese, Michele Novaro.

Il contesto storico di quel periodo è ovviamente quello precedente la guerra contro l'Austria.

Ma cosa ha di brutto quell'inno? Vediamo infatti che dice:

Ché schiava di Roma
Iddio la creò.


Come emerge immediatamente dalla sua lettura, alcune parti dell'inno sono evidentemente affette da un eccessivo fervore patriottico intensa partecipazione emotiva e ardore di un sentimento profondamente nazionalista che purtroppo è proprio quello della guerra di quel contesto storico. Da allora la cultura del popolo è maturata e si è evoluta moltissimo e oggi quel sentimento di isolazionismo e nazionalismo conservatore si è tramutato in una più giusta ed opportuna volontà di collaborazione internazionale e quel sentimento di vero e proprio fervore nazionalista è ritenuto a ragione causa di conflitti e di guerre dalla maggior parte delle persone intellettualmente mature e non ha più motivo di esistere men che meno in un inno nazionale ed è stato fortunatamente rimpiazzato da una più moderna visione delle politiche internazionali improntate verso la collaborazione internazionale europea e persino planetaria.
Dal punto di vista religioso, inoltre, Iddio non ha mai creato schiavi, anzi al contrario ha sempre contribuito ad ispirare libertà per tutti gli schiavi e rispetto nei confronti di tutti i popoli e persone: tale frase quindi non solo non ha senso in confronto a quelli che sono i principi che Iddio ispira ma è in totale e profondo conflitto con essi. Risulta quindi evidente che è una vergogna se non anche addirittura un disastro che una tale frase sia presente in un inno nazionale che deve contribuire ad ispirare pace e collaborazione nel cuore del popolo e non certo sottomissione e schiavitù. La schiavitù infatti non è una creazione divina ma una creazione umana che Iddio ha combattuto in molti modi diversi.

Dice anche
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.


Anche questi versi, ripetuti in più punti, inneggiano ancora alla guerra: la coorte infatti era un'unità militare dell'esercito romano addestrata ed organizzata per battersi sui campi di battaglia terrestri e costituita da circa 600 uomini di fanteria pesante: la legione romana era divisa in 10 coorti, numerate da I a X, costituita da circa 6000 legionari (detti anche coortalii). In seguito il numero di soldati della legione scese a circa 5000 uomini. La prima coorte di ogni legione fu costituita da un numero doppio di soldati (1000) e per questo la coorte fu chiamata cohors milliaria mentre le altre coorti venivano chiamate quingenariae.

Dai versi succitati emerge senza dubbio una frattura tra quella che era la "filosofia di vita" o forse dovrei dire "di morte" di quei tempi evidentemente guerrafondaia e quella moderna improntata verso pace e collaborazione internazionale per superare insieme le difficoltà che la natura ci pone di fronte, senza crearcene anche noi come umanità.

E ancora
I bimbi d'Italia
Si chiaman Balilla


Balilla erano i ragazzi tra gli 8 e i 14 anni, organizzati in formazioni a carattere paramilitare soprattutto durante il periodo fascista. Ancora una volta l'inno richiama ed esalta qualcosa di non condivisibile: i valori fascisti di inquadramento militare della società fin dalla tenera infanzia. Come è noto il fascismo insieme al nazismo tedesco hanno portato alla più sanguinosa guerra che l'umanità abbia mai conosciuto, un periodo di lacrime e sangue per tutta la nazione italiana e addirittura per il mondo intero i cui principi di certo non meritano di essere inneggiati, specialmente nell'inno nazionale il quale dovrebbe ispirare nel cuore dei cittadini valori alti e nobili di collaborazione pacifica, non certo di schiavitù, militarizzazione della società, guerra e morte.

Un tale inno che ancora oggi inneggia all'organizzazione militare della società e alla guerra e addirittura alla morte o addirittura alla fantomatica e fasulla schiavitù creata da Iddio, invece che alla pace e alla collaborazione reciproca non è condivisibile negli ideali e non può essere il mio inno.
Infatti cosi come è l'inno di Mameli dà ancora un imprinting sbagliato soprattutto alle nuove generazioni che si vedono esaltate e pompate verso la direzione della guerra invece che verso il pacifismo, la collaborazione ed evoluzione civile, intellettuale, culturale, sociale, ecc.. Esso andrebbe pertanto superato e riscritto in chiave moderna e pacifista onde ispirare le nuove generazioni verso quella stessa direzione.
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