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Scuola e università italiana e fuga dei cervelli all'estero

Sezione dedicata ad argomenti trattanti Politica Culturale e Scolastica Formazione Istruzione

Moderatore: peopleopinion

Scuola e università italiana e fuga dei cervelli all'estero

Messaggio da leggereda cobastunilb » lunedì 7 novembre 2011, 4:31

Trasferito da: http://groups.google.com/group/cobastunilb
ed ivi pubblicato in data: 04 Aprile 2007

postato da: cobastunilb

Non lasciamo che ancora una volta ci portino via i servizi essenziali

Problematiche legate alla scuola e all'università italiana e fuga dei cervelli all'estero



Al Ministro della pubblica Istruzione On. Moratti
Al Governatore della Regione Sardegna On. Soru
Alla Giunta Della R.A.S.
All'Ass. della Pubb. Istruz. Beni Cult. Informaz. Spettacolo e Sport della R.A.S. On. Pilia Elisabetta
Ai Capigruppo in Consiglio Regionale
Al Magnifico Rettore dell'Università di Cagliari
Ai Sig.ri Docenti Universitari
Ai Sig.ri Presidi degli Istituti Superiori
Ai Sig.ri Docenti degli Istituti Superiori
Agli Studenti dell'Università di Cagliari
Agli Studenti degli Istituti Superiori
Alle Associazioni Sindacali
Alle Comunità Montane delle zone interessate
Ai Sindaci ed Amministrazioni Comunali delle zone interessate
A Rai 3
A Videolina
A Sardegna Uno
A L'Unità
A La Repubblica
A Il Corriere della Sera
A La Nuova Sardegna
A L'Unione Sarda
A Il Giornale di Sardegna
Agli Imprenditori
Ai Cittadini delle zone interessate

"Le sedi periferiche (Ilbono, Sorgono, Iglesias, Sanluri) per l'insegnamento a distanza dell'Università di Cagliari chiudono i battenti per mancanza d'iscritti".

Questo potrebbe essere il titolo dei giornali in un ipotetico futuro non molto lontano.

Come spesso succede alle nostre latitudini, infatti, ancora una volta si fanno le cose a metà: ci si riferi-sce a quanto sta accadendo alle sedi periferiche con insegnamento telematico a distanza dei corsi universitari ed in particolare a quella d'Ilbono, in Ogliastra, una delle zone più svantaggiate dell'isola, una sorta d'isola nell'isola in cui l'economia è forse tra le meno fiorenti in Europa assumendo spesso il carattere di sussistenza. Zona oltretutto particolarmente disagiata anche dal punto di vista della viabilità.

Situazione economica e sociale che potrebbe divenire ancora più drammatica con l'uscita della Sardegna dall'Obiettivo 1 che, salvo ripensamenti, potrebbe accadere nel prossimo futuro.

Alla situazione sfavorevole, sopra soltanto accennata, si aggiunge anche il progressivo allontanarsi dei servizi essenziali come l'istruzione. Ciò è quanto sta accadendo da qualche anno a tutte le sedi periferiche oltre ad Ilbono, già menzionato, anche Sanluri, Sorgono ed Iglesias) ospitanti le sezioni staccate del corso d'Informatica (corso triennale - laurea breve) facente capo all'Ateneo di Cagliari.

Purtroppo, in seguito a decisioni profondamente opinabili poiché oggettivamente contrarie al futuro sviluppo culturale ed economico di queste zone, l'attività didattica sarà svolta nelle sedi periferiche per i soli primi due anni di corso, mentre il terzo anno di corso, (erogato nelle sedi decentrate fino all'Anno Accade-mico 2002 - 2003), per consentire una maggiore efficacia dell'attività formativa, (si dice!) si svolge uni-camente nella sede centrale dell'Ateneo di Cagliari.

Essendo giustamente stabilito l'obbligo di frequenza delle lezioni vista la particolarità delle materie trattate, la rimozione dalle sedi periferiche del terzo anno costringe chi frequenta i corsi a trasferirsi a Cagliari per poter frequentare l'annessa attività didattica e completare così gli studi, almeno quelli afferenti alla lau-rea breve non specialistica.

Evidentemente ciò è stato fatto senza considerare un fatto tutt'altro che secondario: chi si è iscritto per la frequenza presso una delle citate sedi è, per un motivo o per l'altro (perché lavora e magari ha pure famiglia negli immediati dintorni di queste, o per gravi difficoltà economiche, od altre motivazioni), impossibili-tato a trasferirsi a Cagliari (magari pure in affitto e con tutta la famiglia!!!) per il tempo necessario a comple-tare gli studi.

È ora evidente che per consentire "veramente”una maggiore efficacia dell'attività formativa, è intanto indispensabile che gli interessati possano frequentare tutti e tre gli anni di corso. Senza questo presupposto apparentemente "banale”tutti gli altri concetti perdono di significato.

D'altronde anche all'Università Bocconi di Milano si svolge un'attività formativa con una maggiore efficacia rispetto a quella svolta a Cagliari!!! Dobbiamo per questo trasferire tutti i terzi anni a Milano? Evi-dentemente NO!!! Dobbiamo invece più opportunamente cercare di migliorare l'efficacia formativa dell'Università di Cagliari in modo da renderla qualitativamente pari a quella di Milano!!!

Inoltre, da un punto di vista più generale, quanto si risparmierebbe in termini di spese per la pubblica istruzione considerando il conseguente ridimensionamento che avrebbero i diversi servizi, quali ad esempio Casa Dello Studente e non solo, che non sarebbero più così incisivi nelle relative voci del bilancio pubblico, visto che gli studenti non si recherebbero più così numerosi a Cagliari, se non per sostenere certi esami?

C'è anche un altro argomento degno di nota: l'Università si riserva di non attivare il corso a distan-za nelle sedi periferiche qualora il numero degli studenti iscritti risultasse minore di 8!!! Questo, evidentemente, a prescindere dall'anno: primo, secondo o terzo che sia!!!

A questo punto, giacché l'erogazione degli insegnamenti pertinenti al terzo anno avverranno esclusivamente presso la sede di Cagliari e vista la conseguente impossibilità per molti di completare gli studi per le dette ragioni, molte persone potenzialmente interessate si guardano bene dall'intraprendere un cammino formativo che non potrebbero, evidentemente, concludere proficuamente.

Ciò implica, chiaramente, una diminuzione degli iscritti già al primo anno, innescando un circolo vi-zioso evidente nello schema qui riportato che, di fatto, si concluderà, probabilmente in tempi brevi, con la chiusura totale delle sedi periferiche considerate se non vi sarà un'inversione di tendenza immediata e so-stanziale, rendendo il servizio più efficiente, efficace e completo di tutti gli anni di cui è composto, come per la sede centrale di Cagliari medesima. Ciò almeno per la laurea non specialistica triennale.

È bene ricordare che il successo economico di uno stato o di una regione non si misura dalla forza dei suoi governi o del suo apparato militare ma dal livello d'istruzione dei suoi abitanti e dalla capacità che que-sti ultimi hanno di affrontare le nuove sfide alle quali la globalizzazione li pone di fronte con un ritmo sempre più incalzante. E cosa prepara meglio ad affrontare tali sfide di un'Università con tutte le carte in regola e presente nel territorio anche per i cittadini meno fortunati?

La chiusura di una sede periferica comporterebbe un danno certamente economico per l'intera zona di riferimento, la quale certamente avrebbe maggiori difficoltà a trovare certe professionalità che in particolar modo in Sardegna sono, nel complesso, rare e con l'avanzare delle nuove tecnologie informatiche divengono sempre più necessarie e, quindi, richieste. Ma anche ad una perdita di prestigio poiché avere una sede univer-sitaria efficiente svolge da sempre un ruolo di profondo stimolo e di valorizzazione delle potenzialità insite nelle genti legate alle zone in cui essa insiste, le quali acquisiscono maggiore competenza nello svolgimento delle loro attività in conseguenza della maturazione complessiva che la presenza di un tale istituto comporta per la crescita culturale complessiva della zona stessa, persino nelle persone che non la frequentano diretta-mente.

Il mantenimento in efficienza delle sedi periferiche, evidentemente, comporta un impegno di risorse sia economiche che umane. Ma questo è un investimento per le comunità locali interessate certamente giustificato prima dall'indotto del breve periodo e poi dal ritorno economico nel lungo periodo che la formazione ha da sempre ed ovunque comportato per l'intera collettività a cui si rivolge. Gli esempi recenti delle nazioni che hanno aumentato notevolmente gli investimenti per la formazione e la ricerca e hanno recuperato notevolmente terreno nel baluardo economico internazionale, sono eloquenti in merito. Ma in Italia tutta e in Sardegna in particolare sembrano non essere tenuti in debita considerazione.

S'invitano pertanto le Istituzioni Locali, Regionali e Statali ad organizzare una Conferenza di Servizi o altro strumento idoneo ad intraprendere iniziative più consone in merito, affinché tali sedi non siano progressivamente debilitate ed infine smantellate completamente, ma che al contrario siano in grado di stimolare uno sviluppo di sinergie atte ad un loro progressivo potenziamento fino a renderle totalmente autonome ed autosufficienti.

Questo invito è rivolto in particolare al Governatore della R.A.S. On. Soru che, vista la sua straordina-ria storia personale legata a Tiscali, realtà pionieristica non solo in Sardegna ma per certi aspetti in tutta Europa, dovrebbe avere una particolare sensibilità nei confronti dello sviluppo di tecnologie informatiche in Sardegna e alla conseguente formazione necessaria correlata. Egli, affinché quest'obiettivo possa essere senz'altro centrato, in collaborazione con gli attori locali quali Sindaci e Comunità Montane, ecc. dovrebbero farsi carico della valorizzazione e miglioramento delle sedi universitarie per l'insegnamento a distanza.

Questo è tanto più necessario se si pensa che finora i Comuni d'Ilbono, Sorgono, Iglesias e Sanluri hanno ingiustamente affrontato perlopiù da soli le incombenze legate alle sedi site nei rispettivi territori. È, quindi, opportuna una compartecipazione d'altri Attori pubblici e anche privati sui quali possano essere più equamente distribuite le incombenze correlate al mantenimento e all'ampliamento del progetto formativo universitario a distanza.

Con la speranza che questa richiesta non cada inascoltato si coglie l'occasione per ringraziare coloro che si interesseranno alla questione anche compiendo opera di sensibilizzazione sociale al fine di fungere da ulteriore stimolo, per evitare la morte di un ulteriore servizio di importanza cruciale per lo sviluppo culturale ed economico della Sardegna ed in particolare delle zone citate.


Gli Studenti delle Sedi Periferiche
Ultima modifica di cobastunilb il lunedì 7 novembre 2011, 5:36, modificato 2 volte in totale.
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Scuola e università italiana e fuga dei cervelli all'estero

Messaggio da leggereda cobastunilb » lunedì 7 novembre 2011, 4:53

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È proprio vero! Ancora una volta lo stato tenta di ridimensionare le spese a sfavore dei servizi scolastici ed in particolare quelli universitari.

Permettetemi di estendere il tema…
L'Italia è troppo spesso primatista di "cenerentolismo”(si addice bene questo termine!) in moltissimi ambiti. è una caratteristica italiana che purtroppo ha radici storiche secolari che è necessario spezzare. C'è un gruppo di studenti, di cui io stesso faccio parte, che si trovano in una situazione di "cenerentolismo italiano".

Ma una volta tanto non siamo rimasti a guardare: con diversi miei colleghi universitari abbiamo iniziato una campagna di sensibilizzazione dal titolo NON LASCIAMO CHE ANCORA UNA VOLTA CI PORTINO VIA I SERVIZI ESSENZIALI, con cui sono stati coinvolti centinaia di cittadini, mass media e politici ai vari livelli quali amministrazioni comunali, provinciali, regionali e nazionali).

Questa iniziativa di sensibilizzazione consta nella lettera che mettiamo in allegato alla presente (in formato mht cosi che possiate leggerla con qualsiasi browser), con la speranza che si possa essere uniti in questo frangente e far si che, una volta tanto, possa essere invertita la tendenza al "suicidio culturale ed economico”della Nostra Nazione.

La lettera in allegato è stata faxata ad una sessantina di amministrazioni pubbliche (da quelle comunali a quelle statali passando per le intermedie), autorità scolastiche superiori ecc, inviata ai mass media regionali (quotidiani, TG RG), inviata tramite e-mail, lettere raccomandate tradizionali, e ora pubblicata su newsgroup. Inoltre è stata fatta una intensa raccolta di firme presso i cittadini grazie alla quale sono state raccolte quasi 566 sottoscrizioni che il 10 giugno sono state inviate in blocco alle amministrazioni regionali e nazionali preposte alla pubblica istruzione, più precisamnete alle seguenti Autorità della scena politica
Nazionale e Regionale:

PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
ON. SILVIO BERLUSCONI
PALAZZO CHIGI
PIAZZA COLONNA, 370
00187 ROMA

MINISTRO ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA
ON. LETIZIA BRICHETTO ARNABOLDI MORATTI
VIALE TRASTEVERE, 76/A
00153 ROMA

MINISTRO ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA
ON. LETIZIA BRICHETTO ARNABOLDI MORATTI
PIAZZALE KENNEDY, 20
00144 ROMA

ON. PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE
GIACOMO SPISSU
VIA ROMA 25
09125 CAGLIARI (CA)

ON. PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE
RENATO SORU
VIALE TRENTO 69
09125 CAGLIARI (CA)

ASSESSORE PUBBLICA ISTRUZIONE
BENI CULTURALI, INFORMAZIONE
SPORT E SPETTACOLO
DR.SSA ELISABETTA PILIA
VIALE TRIESTE 186
09123 CAGLIARI (CA)

ASSESSORE LAVORO E FORMAZIONE PROFESSIONALE
COOPERAZIONE, SICUREZZA SOCIALE
DR.SSA MADDALENA SALERNO
VIA XXVIII FEBBRAIO 1
09123 CAGLIARI (CA)

CONFERENZA DEI PRESIDENTI DI GRUPPO
IN CONSIGLIO REGIONALE
VIALE TRENTO 69
09125 CAGLIARI (CA)

CAPIGRUPPO
IN CONSIGLIO REGIONALE
VIA CAVOUR 1
09124 CAGLIARI (CA)

AL MAGNIFICO RETTORE
DELL'ATENEO UNIVERSITARIO
PROF. PASQUALE MISTRETTA
VIA UNIVERSITÀ, 40
09124 CAGLIARI (CA)

DIRETTORE RESPONSABILE DI UNICA NEWS
ADDETTO STAMPA E COMUNICAZIONE
DELL'ATENEO UNIVERSITARIO
DR. MARIO FRONGIA
PALAZZO DEL BALICE, VIA UNIVERSITÀ 40
09124 CAGLIARI (CA)

SEGRETERIA STUDENTI
DELLE FACOLTÀ DI SS.MM.FF.NN.
DELL'ATENEO UNIVERSITARIO DI CAGLIARI
CITTADELLA UNIVERSITARIA
STRADA STATALE 554, KM. 4.500
09042 MONSERRATO (CA)

ENTE REGIONALE PER IL DIRITTO ALLO STUDIO UNIVERSITARIO
CITTADELLA UNIVERSITARIA
STRADA STATALE 554, KM. 4.500
09042 MONSERRATO (CA)

AI SIG. DOCENTI UNIVERSITARI
CITTADELLA UNIVERSITARIA
STRADA STATALE 554, KM. 4.500
09042 MONSERRATO (CA)

AI SIG. STUDENTI UNIVERSITARI
CITTADELLA UNIVERSITARIA
STRADA STATALE 554, KM. 4.500
09042 MONSERRATO (CA)

COMUNITÀ MONTANA DEL NUORESE
VIA TRIESTE, 46
08100 NUORO (NU)

COMUNITÀ MONTANA OGLIASTRA
LOC. SCALA’E MURTA, 1
08045 LANUSEI (NU)

COMUNITÀ MONTANA SORGONO
VIA IV NOVEMBRE
08038 SORGONO (NU)

con la speranza che ciò possa contribuire a creare i presupposti per un'inversione di tendenza. Auspichiamo di allargare questa iniziativa alle comunità presenti nel cyberspazio. Leggete l'allegato e promuovetelo a vostra volta. La speranza è quella di creare un movimento di opinione pubblica che influenzi la scena politica nazionale per contrastare:

  1. La diminuzione delle sedi di istruzione, in particolare quelle universitarie per l'insegnamento a distanza motivate dalle banali scuse di una politica socioculturale ed economica sbagliata anche perché impostata sul breve periodo e che considera i privilegi di pochi cittadini d'"elite”(quelli appartenenti alle classi sociali economicamente dotate) e non del maggior numero possibile di cittadini, anche a quelli meno abbienti.
  2. La fuga dei cervelli dall'Italia Verso l'estero. Se avete necessità di qualsiasi tipo di chiarimento o approfondimento o eventuale difficoltà ad aprire o leggere il file in allegato fateci sapere. Tenteremmo di provvedere in tempi ragionevolmente brevi.

Grazie a tutti.



COMITATO DI BASE PROMOTORE
STUDENTI UNIVERSITARI
DI ILBONO (NU) (SARDEGNA)
Ultima modifica di cobastunilb il lunedì 7 novembre 2011, 5:36, modificato 1 volta in totale.
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Messaggio da leggereda cobastunilb » lunedì 7 novembre 2011, 5:20

Trasferito da: http://groups.google.com/group/cobastunilb
ed ivi pubblicato in data: 04 Aprile 2007

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LA DESTRA CONTRO LA SCUOLA

Quando Berlusconi vinse, il popolo della scuola pensò: “riempiranno di soldi le scuole private”.
Invece hanno scelto un'altra strada: distruggere, prima di tutto, la scuola pubblica.
La destra ha fatto tesoro della lezione dei buoni scuola distribuiti dalle regioni dove governava: non sono serviti ad aumentare le iscrizioni alle private. La gente continua ad iscrivere i figli alla scuola pubblica. Per questo la destra ha puntato alla sua dequalificazione: i tagli agli organici rispondono anche a questo disegno. A ciò si somma la politica di ridimensionamento dello stato sociale nella cui logica si inscrive il tentativo di eliminare il tempo pieno alle elementari. Infine si tratta di una destra che intende utilizzare la scuola come strumento di dominio ideologico (l'attacco a Darwin e allo studio storico del Novecento) e di conservatorismo sociale.

Grazie alla Moratti, infatti, l'Italia vanta un primato storico: è il primo Paese al mondo ad aver retrocesso l'età dell'obbligo (dai 15 ai 14 anni). E' all'interno di questo grumo reazionario che si situa l'idea di costringere i bambini a scegliere a 12 anni il proprio destino di vita: o liceo (quindi università) o canale professionale (quindi lavoro manuale), una scuola di serie B che non porta al diploma e non dà accesso all'università.

Le scuole che sono attualmente frequentate da gran parte dei figli di lavoratori (gli Istituti Tecnici e Professionali) e che assicurano un livello culturale che permette l'iscrizione a qualsiasi facoltà: eliminate.


IL POPOLO DELLA SCUOLA CONTRO LA DESTRA

La reazione contro la riforma Moratti è nata dal basso: un movimento di genitori, insegnanti e studenti, spesso non politicizzati ma assolutamente determinati a difendere la scuola pubblica.
La percezione della capillarità e della forza di questo movimento non è sfuggita alla Moratti che, su una serie di questioni, è stata costretta a fare marcia indietro. La riforma Moratti doveva essere attuativa già da un pezzo, ma, grazie alla pressione popolare, è ancora a metà del guado.

Nonostante questo movimento abbia mantenuto un atteggiamento di rigorosa autonomia dagli schieramenti politici, nei luoghi in cui esso è più attivo, come a Milano, è stato determinante nel riorientare a sinistra una fetta di popolazione, come è risultato evidente nelle elezioni provinciali. A Milano il movimento è riuscito a mobilitare larghe masse (come il 14 febbraio dell'anno scorso: 40.000 persone) con una modalità di funzionamento orizzontale (nessun leader è riconoscibile), basista (sono i comitati di scuola che decidono), aperto (il sito di Retescuole ne è un esempio concreto) che avrebbe molto da insegnare anche al sindacato. Sono queste caratteristiche che hanno consentito di rispondere, appena 15 giorni fa, al nuovo decreto della Moratti con l'occupazione di 40 scuole superiori.


CGIL, MORATTI, MOVIMENTO

Quando la riforma Moratti ha cominciato a prendere corpo, la Cgil-scuola ha espresso da subito forti obiezioni. Ma non una opposizione frontale. Influivano sul sindacato settori politici impegnati nel precedente governo di centrosinistra, la cui politica scolastica è stata una delle cause della sconfitta elettorale del 2001. Quando è scoppiato il movimento, che da subito ha adottato la parola d'ordine molto radicale dell"abrogazione" della riforma Moratti, anche la Cgil-scuola si è allineata. Da quel momento ha in qualche modo fiancheggiato il movimento: ha offerto possibilità di unificazione nazionale delle lotte (ad esempio con una serie di manifestazioni a Roma) ed ha adottato parole d'ordine avanzate che andavano al di là del semplice "no" alla riforma (obbligo scolastico ai 18 anni).
Il problema è che il sindacato si è mostrato un buon "fiancheggiatore", ma un tiepido "promotore".
Il movimento era ed è un movimento delle grandi città, soprattutto del centro nord.
Là dove il movimento non poteva arrivare, la Cgil si è guardata bene dallo svolgere il compito di organizzatrice sociale del dissenso, come avrebbero potuto essere.
Non si può dire che la riforma Moratti non sia tema di pertinenza sindacale: a regime essa comporterà la soppressione di più di 100.000 posti di lavoro.
Che accadrebbe in Italia se in un comparto industriale si mandasse a casa tanta gente? Come minimo uno sciopero.
Eppure la Cgil scuola in questi tre anni non ha convocato alcuno sciopero specifico contro la riforma Moratti.
La ragione è molto semplice: ha preferito preservare l'alleanza con Cisl e Uil (interlocutorie verso la riforma Moratti) invece di dare un segnale dirompente di opposizione.


NECESSITA' DI UN DOCUMENTO ALTERNATIVO

E' vitale, per la scuola, che si mantenga all'interno della Cgil una dialettica tra aree distinte e legittimate dal voto della base. Giustamente lo stesso statuto valorizza questa dialettica interna come elemento di crescita democratica.
E' ormai certo, speriamo, che il prossimo governo sarà diretto dall'Unione.
Ebbene, proprio sul terreno della scuola il nostro schieramento politico si è mostrato nella sua passata prova di governo terribilmente miope: la scuola è stato il settore dove le prime due finanziarie del governo Prodi hanno tagliato di più, l'unico movimento di massa antigovernativo (in occasione del "concorsone" di Berlinguer) è stato quello degli insegnanti, il governo Amato ha firmato il contratto della scuola con un ritardo 15 mesi.
Ci auguriamo che non sarà più così, ma non ci dimentichiamo che la Cgil è stata il principale veicolo nelle scuole delle impopolari riforme berlingueriane.
Del resto viviamo in una dinamica economica mondiale dove, come dimostrano i tentativi di Cancun e della direttiva Bolkenstein di privatizzare i servizi, si farà sempre più forte la pressione su tutti gli schieramenti politici di "liberare" le enormi risorse destinate alla scuola, oggi considerate dai grandi poteri mondiali come investimenti improduttivi assurdamente svincolati da logiche di profitto.
E' necessario dunque che esista un pezzo di sindacato che con certezza non sarà coinvolto dalle logiche del "governo amico".
Vi è anche un'altra ragione che depone a favore della costruzione di un documento alternativo.
Se sul terreno del posizionamento politico la Cgil ha preso posizioni che tutti abbiamo condiviso, su quello di natura squisitamente sindacale i passi in avanti sono stati davvero pochi.
La Cgil scuola si è accorta con troppo ritardo che riforme da lei difese (come quella che ha visto un enorme aumento dei dirigenti scolastici) hanno nei fatti favorito un iniziale processo di aziendalizzazione delle singole istituzioni scolastiche.
Si persegue anche negli ultimi contratti il disegno di rompere l'egualitarismo che vige nei vari gradi di scuola promuovendo meccanismi di carriera, assai malvisti dalla categoria.
Si esita invece a mettere al centro l'urgenza della questione salariale, la necessità di parificare gli stipendi dei vari gradi di scuola, e di risarcire un personale ata bistrattato più di chiunque altro dagli ultimi rinnovi e sottoposto, con i tagli, a secchi aumenti dei ritmi di lavoro.
Infine, al di là delle parole, nella scuola non si è fatto un solo passo in avanti sul terreno della democrazia sindacale.
Gli ultimi impopolari contratti non sono mai stati sottoposti al voto dei lavoratori.


CGIL DALLA BASE

Per tutte queste ragioni è importante costruire in occasione del prossimo appuntamento congressuale un documento alternativo.
E' importante che si costruisca intorno ad esso, anche nella scuola, un'area sindacale che aiuti la Cgil ad interagire con la società, contribuendo alla crescita di movimenti che non possono comprendere solo lavoratori, ma anche studenti e genitori.
Un'area che sia garanzia dell'indipendenza del sindacato dal quadro politico.
Un'area che anche nella sua vita interna assomigli alla Cgil in cui vorremmo stare: e dunque dove i delegati e le delegate siano determinanti nel definire linea e percorsi.

Una Cgil dalla base.


Milano, 27 aprile 2005

membri del direttivo provinciale di Milano della Cgil-Scuola:

Giancarlo Benazzi
Silvana Conedera
Michele Corsi
Ornella Di Munno
Giuseppe Farinella
Salvatore Longo
Giuliana Masiero
Danilo Molinari
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Scuola e università italiana e fuga dei cervelli all'estero

Messaggio da leggereda cobastunilb » lunedì 7 novembre 2011, 5:26

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ed ivi pubblicato in data: 04 Aprile 2007

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L'Unione Sarda Pagina 25 - Provincia Ogliastra

Abbandonati gli universitari online Ilbono.
Gli iscritti a informatica temono la soppressione del corso di laurea a distanza
Studenti costretti a frequentare il terzo anno a Cagliari

Gli studenti del corso di laurea in informatica di Ilbono chiedono la revoca del trasferimento del terzo anno alla sede centrale di Cagliari non potendo recarsi nel capoluogo per completare il corso. Un anno dopo, nessuna risposta.

Gli studenti a distanza della sede di Ilbono si sentono abbandonati dalle istituzioni. Nel maggio scorso avevano chiesto con una lettera e una raccolta di 566 firme «l'urgente e immediata revoca» del trasferimento del loro terzo anno di corso presso la sede centrale di Cagliari. Dodici mesi dopo dal Ministero e dalla Regione non è arrivata nessuna risposta.

La protesta
Il tempo è passato senza che nessuno sia riuscito a trovare una soluzione. «Il terzo anno di lezioni continua ad essere svolto esclusivamente nella centrale sede cagliaritana. Gli studenti ogliastrini che si sono iscritti nella sede di Ilbono (che seguono le lezioni in videoconferenza) non possono spostarsi nel capoluogo per completare il corso e vanificano i risultati ottenuti» afferma Guglielmo Cabiddu, uno dei promotori del comitato spontaneo di studenti.

Nell'aprile scorso gli studenti avevano chiesto l'istituzione di una conferenza di servizi per risolvere la vertenza. Ma anche dalla Provincia nessuna risposta. Tutto tace.

Giampietro Murru, sindaco di Ilbono, stigmatizza la totale indifferenza delle istituzioni: «Nessuno ha risposto alla nostra richiesta d'intervento. C'è stato un totale disinteresse al caso, sia da parte delle varie istituzioni nazionali e regionali, sia da parte di quelle locali. Sono stati infatti pochissimi i comuni ad avere garantito pieno appoggio a un problema che interessa tutta l'Ogliastra».

L'Ateneo cagliaritano intanto non sembra intenzionato a ritornare sui suoi passi. Per il momento Ilbono infatti continuerà, almeno per il momento, ad avere attivi in loco solo i primi due anni di corso. «Questi due anni non sono in discussione e l'interruzione locale delle lezioni non comporta l'interruzione definitiva degli studi, come dimostra il fatto che otto dei nostri universitari dovrebbero laurearsi entro l'anno - aggiunge Murru - ma questo non significa che rinunceremo a rivendicare la riattivazione del terzo anno presso la nostra sede».

Verso la chiusura?
Il comitato degli studenti teme seriamente che dietro il totale disinteresse mostrato dalle istituzioni sul declino di un polo decantato come fondamentale per il futuro della nuova Provincia d'Ogliastra si celi il pericolo di una chiusura totale. Gli studenti non hanno intenzione di arrendersi. «Siamo pronti a perseguire l'opera di sensibilizzazione, finché il nostro corso di laurea non sarà perfettamente efficiente, in linea col crescente moltiplicarsi, sul panorama nazionale, di università a distanza».

Daniela Deiana
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Messaggio da leggereda cobastunilb » lunedì 7 novembre 2011, 5:29

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L'Unione Sarda
Provincia Ogliastra Pagina 61
Ilbono
Un piccolo aiuto della Provincia scongiura la chiusura dell'Università

La Provincia ha stanziato ventimila euro per sostenere la prosecuzione delle attività del corso di laurea a distanza in Informatica, con sede a Ilbono.

Il finanziamento, se non risolve i problemi della scuola, da una boccata d'ossigeno alle casse dell'ateneo, che nel corso ha visto crescere le sue difficoltà finanziarie fino ad arrivare, nel 2005, al blocco totale del terzo anno di corso, che poteva essere frequentato solo presso la sede centrale a Cagliari.

A seguito di questa situazione si costituì un comitato spontaneo di studenti, che portò la protesta in tutti i paesi d'Ogliastra. Seguirono diversi tentativi di dialogo con la Regione Sardegna e con la segreteria di Cagliari.

Senza alcun risultato, almeno fino a questo momento.

«Quei soldi sono stati stanziati per l'anno 2006 - afferma il sindaco di Ilbono, Contu. Basteranno appena per saldare gli stipendi dei tutor e pagare alcune attrezzature, niente di più».

Alla notizia dell'arrivo di nuovi finanziamenti, Guglielmo Cabiddu, promotore della protesta studentesca, si dice soddisfatto per il sostegno ricevuto dalla Provincia. «Ma quei soldi- aggiunge - sono pochi e finiranno in fretta. Ci vorrebbe maggiore sensibilità da parte delle istituzioni». Quelle stesse istituzioni che, a distanza di due anni dalle prime richiesta d'intervento, non hanno mai inviato alcuna risposta. «Servirebbe maggiore collaborazione anche da parte dei comuni del circondario - aggiunge Cabiddu - dopotutto accedono a quell'università tutti gli ogliastrini. Le scuole sono il futuro e credo sia assurdo non appoggiarle».

Daniela Deiana

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Messaggio da leggereda cobastunilb » lunedì 7 novembre 2011, 5:34

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SORGONO.

C'è anche la sede periferica di Sorgono aperta per l'insegnamento a distanza dall'Università di , tra i centri che rischiano di chiudere i battenti.

La denuncia è partita da un gruppo di studenti di Ilbono (struttura da azzerare insieme alle consorelle di Sorgono, Iglesias e Sanluri) che hanno avviato una raccolta di firme per scongiurare il provvedimento.

In particolare i promotori dell'iniziativa contestano, oltre al fatto che le zone interne rischiano di perdere un altro servizio essenziale, il fatto che l’università si riservi di non attivare l'insegnamento a distanza qualora il numero degli iscritti risulti inferiore a otto a prescindere che gli interessati frequentino il primo, il secondo o il terzo anno.

Insomma in caso di chiusura molti studenti rischiano di interrompere gli studi. Per tutelare le sedi universitarie periferiche, il comitato promotore si appella anche al presidente della Regione Renato Soru come «pioniere di Tiscali».

Chi volesse sottoscrivere la petizione o avere maggiori informazioni può rivolgersi a Guglielmo Cabiddu di Gairo telefonando allo 0782/760039.

L'UNIONE SARDA PAGINA 30 GIOVEDÌ 7 APRILE 2005 PROVINCIA DI NUORO
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Scuola e università italiana e fuga dei cervelli all'estero

Messaggio da leggereda cobastunilb » lunedì 7 novembre 2011, 5:42

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ed ivi pubblicato in data: 28 Agosto 2007

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Istruzione

Un milione di euro per combattere la dispersione scolastica
Guerra alla dispersione scolastica.

L'hanno dichiarata l'assessorato provinciale alla Pubblica istruzione e le scuole del territorio. Per combattere al meglio l'abbandono scolastico gli istituti presenti a Carbonia, Iglesias, Portoscuso e Sant'Antioco hanno disegnato progetti comuni che la Regione ha finanziato con una pioggia di euro. In tutto sono poco più di un milione e centomila, gli euro che saranno investiti nella lotta alla dispersione scolastica e l'attività formativa. Arrivano attraverso i Piani obiettivo regionale.

Tre i progetti che saranno finanziati.
Il primo consentirà di aprire uno "Sportello d'ascolto”a disposizione di studenti, genitori e personale delle scuole. È uno strumento utilissimo per monitorare la situazione ed individuare i problemi costerà 360 mila euro e coinvolgerà le scuole medie Satta Pascoli e don Milani e gli istituti superiori Ipia, Angioy, Beccarla e Amaldi (tutti di Carbonia), il liceo Lussu di Sant'Antioco e l'Itis di Portoscuso.
Il secondo progetto, finanziato con quasi quattrocentomila euro, punta allo sviluppo dell'innovazione didattica nel settore delle competenze logico matematiche e scientifiche. Questo è un progetto tutto iglesiente che coinvolge un consorzio di scuole composto dagli istituti Asproni, il Fermi, il Baudi di Vesme e l'Ipia.
Con il denaro ottenuto con il terzo progetto, 347 mila euro, s'interverrà per rendere meno difficile la vita agli studenti pendolari. «Questi finanziamenti ci aiuteranno a contrastare il fenomeno dell'abbandono scolastico», ha detto l'assessore provinciale alla Pubblica istruzione Tiziana Frongia che ha fatto della lotta all'abbandono uno dei suoi cavalli di battaglia. «La Provincia anche lo scorso anno - ricorda - ha sostenuto questo impegno organizzando iniziative come l'orientamento universitario, i corsi di preparazione alle Facoltà e con momenti di incontro come Futurgiovani, il sostegno allo sport studentesco e tante altre iniziative».

MARCO VENTURI
UNIONE SARDA 22/08/2007
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Messaggio da leggereda cobastunilb » lunedì 7 novembre 2011, 5:48

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ed ivi pubblicato in data: 28 Agosto 2007

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Provincia Ogliastra.
Elini: Il presidente Carta smentisce l'assessore Università a distanza, Giunta divisa

Sul paventato rischio di chiusura della facoltà telematica di giurisprudenza di Elini si divide la giunta provinciale.
Il caso politico nasce dalle dichiarazioni dell'assessore alla Cultura Giorgio Murino che accusava parte della maggioranza di non avere a cuore le sorti della sezione universitaria. Tempo un giorno e arriva la replica del presidente della provincia Piero Carta. «Le dichiarazioni rilasciate alla stampa dall'assessore Murino sulla sezione universitaria a distanza ad Elini destano sorpresa e appaiono imprecisate oltre che fuori luogo.
La giunta ha stanziato a sostegno di ciascuna sezione universitaria in Ogliastra la somma di 20 mila euro, 48 mila euro per la sola sezione di Elini. Se c'è qualcosa che non va è l'assessore Murino a doverlo spiegare ai compaesani di Elini».
Alla polemica a distanza ora è destinato a seguire un immediato, profondo chiarimento. Già oggi, infatti la Giunta provinciale si riunisce per riprendere l'attività dopo la pausa estiva. Intanto è partita la petizione da parte dei 47 iscritti alla facoltà a distanza, che chiedono venga loro garantito il diritto di proseguire il percorso di studi iniziato.
L'allarme chiusura è scattato quando gli studenti sono venuti a conoscenza che i finanziamenti di cui dispone il comune di Elini non sarebbero sufficienti a continuare l'esperienza didattica a distanza.

La sezione universitaria di Elini è stata istituita nel 2003 in seguito ad un accordo tra il comune e l'università di Sassari.

Da allora il vecchio municipio del piccolo comune ha ospitato le lezioni in video conferenza frequentate da studenti di tutta l'Ogliastra.

A luglio la sezione universitaria ha festeggiato il suo primo laureato. MARIA FRANCA CAMPUS

UNIONE SARDA 28/08/2007
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Messaggio da leggereda cobastunilb » lunedì 7 novembre 2011, 6:02

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ed ivi pubblicato in data: 28 Agosto 2007

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Elini, petizione studentesca per evitare la chiusura Università a distanza, mancano fondi A rischio i corsi in videoconferenza

Elini, petizione studentesca per evitare la chiusura
Università a distanza, mancano fondi
A rischio i corsi in videoconferenza

Il due ottobre del 2003 si è tenuta la prima lezione, il cinque luglio di quest'anno c'è stato il primo laureato.

La facoltà telematica di Giurisprudenza di Elini, sezione staccata dell'Università di Sassari festeggia il suo primo dottore in Leggi. È Gianclaudio Melis di Loceri, ispettore di Polizia penitenziaria, comandante nel carcere di Lanusei. Studente lavoratore, ha potuto coronare il sogno della laurea grazie all'opportunità di frequentare l'università a pochi chilometri da casa.
Lezioni in videoconferenza a Elini e esami da sostenere nelle sede centrale a Sassari. E lì, nell'aula magna della facoltà turritana, il 5 luglio ha discusso la tesi in Diritto del lavoro «(Gli organismi sindacali nella pubblica amministrazione») seguito dalla docente Vittoria Passino. Voto 97 su 110 e tanta soddisfazione per il traguardo raggiunto.
La facoltà a distanza è stata una grande opportunità. «Poter seguire le lezioni a Elini è stato un indubbio vantaggio, da lavoratore non avrei potuto frequentare a Sassari o a Cagliari».
Altri iscritti alla sede periferica dell'università sassarese cullano il sogno della laurea ma all'orizzonte si profila la possibilità di conclusione dell'esperienza universitaria ogliastrina. «Una parte della maggioranza in Provincia ha dimostrato la volontà di non portare avanti la facoltà a distanza», sostiene Giorgio Murino, assessore provinciale alla Cultura in velata polemica con esponenti della sua coalizione di centrosinistra.
Per l'anno accademico 2007-2008 i finanziamenti, 28 mila euro, ci sono ma per gli anni a venire è ancora tutto da vedere.
Intanto i 47 iscritti alla facoltà di Giurisprudenza telematica stanno preparando una petizione da inviare al presidente della Provincia e a tutti i sindaci ogliastrini nella quale manifestano il loro desiderio di continuare a frequentare le lezioni ad Elini.

Se chiusura dovesse essere riguarderebbe anche la facoltà a distanza in Informatica di Ilbono e quella di Economia di Tortolì.

MARIA FRANCA CAMPUS
UNIONE SARDA 27/08/2007
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Scuola e università italiana e fuga dei cervelli all'estero

Messaggio da leggereda cobastunilb » lunedì 7 novembre 2011, 6:06

Trasferito da: http://groups.google.com/group/cobastunilb
ed ivi pubblicato in data: 03 Ottobre 2007

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Economia aziendale Studenti già in aula per la laurea online

L'Università del futuro passa per la nuove tecnologie.
Un esperimento, quello dei corsi universitari a distanza, che a Tortolì è iniziato tre anni fa e prosegue con successo grazie all'iniziativa dell'Associazione ogliastrina per la promozione degli studi universitari.

Ieri mattina alle 8,30, puntuali come un orologio svizzero, le prime tre matricole si sono presentate alla lezione inaugurale (docente Aldo Pavan) del corso di laurea in Economia aziendale dell'Università di Cagliari.
Sono diverse decine le iscrizioni da parte degli studenti ogliastrini che, per svariate ragioni, hanno deciso di frequentare le lezioni in videoconferenza nell'edificio tortoliese di viale Santa Chiara messo a disposizione, del tutto gratuitamente, dall'Istituto tecnico commerciale "Gramsci".
Il dirigente scolastico dell'Itc Aldo Secci , che riveste il duplice ruolo di presidente dell'associazione, guarda al futuro. «Ci stiamo impegnando - sottolinea Secci - affinché i nostri studenti possano completare il corso di studi nella sede di Tortolì». Già dal prossimo anno - secondo quanto riferito dal dirigente scolastico che nei giorni scorso era a Cagliari per discutere i dettagli dell'organizzazione dei corsi universitari - potrebbero essere attivate in videoconferenza anche le lezioni degli altri due anni di corso, lezioni che ad oggi si limitano a quelle del primo anno. «Si tratta di un progetto sperimentale - fa sapere Secci - che va avanti grazie ai contributi dell'amministrazione comunale di Tortolì e della Provincia Ogliastra ed in stretta collaborazione con il preside della facoltà di Economia dell'ateneo cagliaritano , Roberto Malavasi».
A parte le lezioni tutto il resto si svolge come in un corso tradizionale. «Gli studenti che devono sostenere gli esami - sottolinea a questo riguardo il capo d'istituto - si recano a Cagliari».
Questa non è la prima esperienza in materia di Università a distanza nel territorio ogliastrino. A fare da apripista con un analogo progetto di corsi in videoconferenza fu Ilbono che attivò un corso di laurea in Informatica. Successivamente anche Elini, in collaborazione con l'Università di Sassari, attivo un corso di laurea online in Giurisprudenza.

GIUSY FERRELI
Unione Sarda 03/10/2007
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Scuola e università italiana e fuga dei cervelli all'estero

Messaggio da leggereda cobastunilb » lunedì 7 novembre 2011, 6:24

Purtroppo da allora la situazione non è migliorata. Anzi. Dopo un periodo che è andato a fasi alterne, con i nuovi tagli perpetrati dall'ultimo governo berlusconi appoggiati dalla maggioranza di centro destra, ai vecchi problemi se ne sono aggiunti di nuovi e la situazione delle sedi periferiche è purtroppo notevolmente peggiorata.

E purtroppo queste non sono le uniche sedi di scuole pubbliche in Italia ad avere problemi gravi, visto che il governo berlusconi ha deviato una bella fetta di fondi alle scuole private, nonostante sia un atto palesemente incostituzionale.

La nostra Costituzione dice concettualmente, infatti, che le scuole private possono esistere ma non devono gravare sul bilancio dello Stato.

Ben altra cosa è stata fatta dal governo berlusconi che invece ha elargito notevoli risorse agli istituti privati, depredando il sistema di istruzione pubblico con tutte le conseguenze del caso.

A tale proposito vorrei che poneste particolare attenzione al seguente mio precedente post:
viewtopic.php?f=134&t=1123&p=1173&hilit=scuola#p1173

Davvero illuminante in merito.

Ciao a tutti.
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Le spese per frequentare l'Università

Messaggio da leggereda Stunive » domenica 27 aprile 2014, 20:54

Ciao, sono anche io una studentessa universitaria al primo anno proprio a Cagliari.
Per mettere un po' di carne al fuoco stimolata dai post che precedono in questo topic, ho fatto qualche calcolo di quelle che sono le mie spese che sostengo per frequentare questo importante grado di istruzione.
Io spendo gli importi che seguono.

250 € mensili per l'alloggio
5 € in media circa per ogni pasto principale +2 € per la colazione per un totale di circa 12 € giornalieri per un totale complessivo di 360 € mensili. Ma questa è la spesa media se non vado a mangiare spesso in mensa. Quando aumento la frequenza della mensa la spesa arriva facilmente a superare i 400 € al mese.
A queste spese si aggiungono 1 o 2 viaggi al mese per andare dalla mia famiglia, che in realtà sono quattro considerando andata e ritorno quindi altri 50 € circa.
Poi per fare il bucato non avendo lavatrice dove vivo in affitto devo recarmi in lavanderia: 1 lavatrice la settimana in media sono altri 20 € al mese. Non vado in pizzeria con gli amici, niente ristorante, niente divertimenti, ovviamente. Altrimenti sarebbe del tutto impossibile...
Quindi, riepilogando, le spese mensili, senza allargarmi troppo sono:
250+
400+
50+
20=
-----
720 € mensili
che per 9-10 mesi sono 7.200 € annui, a cui aggiungendo € 321,76 di tasse annue arriviamo 7.520 (arrotondati). A questo importo devo aggiungere il costo dei libri e materiale didattico vario, carta penne, computer ecc. che si aggira intorno a 400 € all'anno (per il computer ho calcolato 500 € di costo di acquisto per il mio portatile diviso in 5 anni per cui ho imputato un importo di 100 euro per ciascun anno). Mi esimo dal calcolare tutte le altre cose di cui, come donna, ho bisogno, ma non voglio diventare prolissa.

Siamo a 7.900 € (arrotondando per difetto!) di spesa complessiva annua... considerando ulteriori 100 € di vestiario all'anno siamo a circa 8.000 complessivi e non sto considerando tutto.
Sapete bene tutti voi che avete fatto o fatte l'università standovene in affitto che si tratta di una stima ottimistica facilissima da superare, anche abbondantemente.
Piccolo appunto: la mia famiglia ha una entrata annua intorno ai 13.800 € annui quindi loro (lavora solo mio padre, mentre mia madre è casalinga) per mandare me a scuola devono obbligatoriamente "vivere" un intero anno con i restanti 5.800 € a cui si aggiunge qualche saltuario straordinario!!!
Se moltiplichiamo quell'importo annuo per 5 anni (se si è puntuali al 100% con gli esami, senza fare alcun ritardo, altrimenti diventano anche 6-7...) siamo a 40.000 € di investimento necessario affinché una persona si possa laureare, per prender poi uno stipendio di quanto? 800-900-1000€ al mese se sei fortunata e non ti capita un part-time da 500 € e per ricevere le avance dal capo che se non gliela do mi licenzia privandomi anche dei 500 € mensili?

Scusate ma dov'è il diritto allo studio e alla cultura degli studenti?
Dove è il diritto alla vita dei genitori che mandano i figli a scuola?
Dove è lo Stato? Toc toc ci sei Stato? No eh? All'appello sei assente! In vela come gli studenti sommari?!
E i dirigenti politici o quelli di enti statali, spesso inutili carrozzoni che esistono solo per sistemare "serbatoi di voti", dovrebbero cuccarsi 250-300 mila euro annui o anche di più per creare obbrobri del genere?
Già, siamo nel paese dei balocchi... per pochi.

Se poi supponiamo che nella provincia di cui sono originaria ci siano circa 500 studenti che vanno a Cagliari abbiamo
40.000 * 500 = 20.000.000. Ebbene si 20 MILIONI di €... con un tale importo ogni provincia potrebbe avere la propria Università senza battere ciglio.

Qual'è il meccanismo?
Il meccanismo è quello di COSTRINGERE LA GENTE ad andare a Cagliari, a Sassassari, oppure a Pisa, a Roma o Milano o altrove, per spremerla meglio, dandogli in cambio dei servizi e locali e laboratori e attrezzature che sono quello che sono, perché dietro l'università organizzata in questo modo c'è un fiorente mercato individuabile nell'indotto che l'università implica: tra affitti mense e altre spese collaterali vi è un giro d'affari multimiliardario. Del diritto allo studio a questi politici e affaristi in realtà non gliene frega un benemerito "sfilatino".
Se uno poteva usufruire dell'università nella propria provincia oppure in video conferenza o tramite internet o tramite altri sistemi tecnologici, queste spese non sarebbero necessarie, ma allora ci sarebbero problemi con l'impossibilità di fruire dei laboratori, della biblioteca universitaria, la socializzazione tra studenti e i rapporti con il personale docente, ma in compenso ci sarebbero più persone laureate che potrebbero creare massa critica per innalzare i livelli occupazionali aumentando nel contempo il numero e la qualità di prodotti e servizi immessi nel mercato, contribuendo ad un miglioramento complessivo di tutta la collettività. Ma in Italia si bada all'uovo oggi per pochi che non alla gallina domani per molti... poiché del reale miglioramento della collettività nell'insieme non interessa a politici e affaristi... + evidente di cosi?
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Re: Scuola e università italiana e fuga dei cervelli all'estero

Messaggio da leggereda Sebastian » mercoledì 10 agosto 2016, 20:04

Vorrei sapere se i governini italiotti che si susseguono al governo del paese la smetteranno mai di far scappare all'estero le persone con una buona formazione che vanno ad impinguare i capitali di stati esteri
Dicono comunque che ogni popolo ha il governo che si merita... magari dovete imparare a votare meglio, magari dovete imparare a votare persone che si curano degli interessi di tutti gli italiani e non unicamente del loro stesso portafoglio o conto in banca...
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Re: Scuola e università italiana e fuga dei cervelli all'estero

Messaggio da leggereda Bramant » martedì 14 marzo 2017, 19:08

Io dico che dobbiamo arginare una volta per tutte la fuga dei cervelli e ancora più in generale dobbiamo smetterla di scappare all'estero a causa delle politiche sbagliate che non permettono di avere un onesto successo lavorativo, culturale, imprenditoriale, scientifico, ecc. qui in Italia!

Le persone capaci devono impegnarsi a fondo al fine di riuscire a restare in questo territorio meraviglioso che costituisce il Bel Paese Italiano in modo tale che le loro capacità siano valorizzate localmente e possano dare il loro contributo allo sviluppo qui da noi senza che abbiano più bisogno di scappare per vedere valorizzate la loro capacità ed inventiva.

Penso che dobbiamo trovare la forza dentro di noi per fare in modo di far scappare via all'estero, e pure più lontano, i politicanti incapaci di valorizzare tutte quelle capacità culturali ed imprenditoriali oneste di cui l'Italia è stata da sempre produttrice.

Dobbiamo imparare a votare per scegliere in modo più accurato i politici in modo che facciano i nostri interessi non i loro sporchi giochetti, evitando proprio di mandare in Parlamento e in altre istituzioni territoriali in genere i soliti politicanti non all'altezza i quali devono essere "licenziati in tronco per incompetenza o per giusta causa" visto che non fanno gli interessi di noi Italiani onesti, che siamo loro datori di lavoro! Se non è giusta questa causa non so cos'altro lo sia.

:arrow: Panem et circenses
Ma gli elettori italiani preferiscono guardare il calcio invece di accendere il cervello... e questo i politicanti lo sanno bene: sono gli italiani stessi che permettono loro di fare quel gioco sporco che porta poi il popolo immerso in indicibili sofferenze.
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